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venerdì 15 giugno 2007

Ancora sul 9 giugno...

All'assemblea del collettivo ieri siamo tornati a ragionare sulla manifestazione del 9. Non posso farci niente: adoro i ragazzi del collettivo. La discussione è stata veramente molto interessante. Siamo finiti a parlare del rapporto tra individui, autorganizzazione e strutture politiche. Penso che questo sia, in questo momento, il nocciolo della questione. Di chi è la colpa se le assemblee nazionali di movimento sono disertate dai non-militanti? Di chi è la colpa se le manifestazioni, pur raccogliendo discreti successi numerici, restano minoritarie? Come si esce da questa situazione? Possiamo parlare di colpa, o sarebbe meglio parlare di responsabilità?

Uno dei ragazzi al collettivo ha detto una cosa interessante riguardo alle strutture politiche e al loro atteggiamento: "Non ho bisogno di padri."

La mia opinione al riguardo, al momento, è ben definita. La politica, coi suoi simboli, i suoi metodi e la sua ritualità mutuata dalla religione, non permette nessuna via di uscita. Ma come individuare un'altra strada allora e non in via del tutto teorica?

Queste domande hanno bisogno di teste libere e disposte al pensiero.


martedì 3 aprile 2007

Una festa…e la comunanza

Ho trascorso lo scorso fine settimana a Bologna. Ho rivisto amici, meglio fratelli e sorelle, che non vedevo da tempo tutti insieme. I ricordi hanno lasciato spazio anche al presente. Le storie passate e quelle presenti si sono incrociate, mischiate, riconosciute.
Conoscere la gente di una di loro, vivere qualche giorno nella sua vita, organizzando una festa. Immagini che parlano di una prossimità che non è solo fisica, anche se dalla fisicità origina. In più il fatto di preparare qualcosa insieme ci ha dato immediatamente una quotidianetà che non vivevamo da tempo. Così come il farlo con persone fino a quel momento sconosciute ci ha permesso subito una vicinanza, parziale, ma altrimenti inarrivabile. La festa: i suoni, i sapori, le danze…movimenti esterni e interni e relazioni interumane vere e immediate.
Ogni festa è, per me, la riscoperta del rapporto con gli altri, ma questa volta il latente era più intuibile, perchè fuori dall'abitudine.
E' così che l'esperienza vissuta andava diventando immagine nella mia mente già dal viaggio di ritorno e poi la sera. Immagine e poi pensiero e ora pensiero verbale.
Così ieri, nell'aria fresca e nel sole di primavera, respiravo nuovamente trasformato.

In questi giorni ho iniziato a leggere l'ultimo libro di Dario Renzi "la comunanza". Credo che quello che ho vissuto sia il germe di quello che lui ed io e altri andiamo cercando. Comunanza che va pensata e immaginata rivoluzionaria. Comunanza rivoluzionaria che va vissuta e proposta.