Il 9 giugno è passato, ma non hanno ancora sedimentato le immagini, almeno per quanto riguarda me. Ci sono stati tanti giorni prima. Il 18 maggio, con l’assemblea generale, altre giornate di discussioni fugaci, il 4 giugno con l’assemblea per lo spezzone studentesco e il 7 con l’assemblea cittadina lanciata da SR. Infine, è arrivata la manifestazione con gli 80000 ed è passata più in fretta degli altri giorni.
L’unità dice che era un corteo di arrabbiati, soli e con molti leader politici pronti a scaraventarli verso altri leader politici. Forse è così. Tante le sigle e siglette della sinistra dura e vecchia, ma facevano la coda del corteo e della storia. Tante le facce che si distinguevano tra gli spezzoni dei centri sociali, dei sindacati, dei presidi permanenti. Gente diversa arrabbiata con chi ha votato e da cui è stata in qualche modo tradita, anche se molti lo sapevano. Lo spezzone studentesco era piccolo e caleidoscopico. Noi, liberi e ingenui, con le nostre magliette, quelli del coordinamento, i ragazzi delle superiori. No sto qui a continuare l’elenco.
L’unità dice che era un corteo di arrabbiati, soli e con molti leader politici pronti a scaraventarli verso altri leader politici. Forse è così. Tante le sigle e siglette della sinistra dura e vecchia, ma facevano la coda del corteo e della storia. Tante le facce che si distinguevano tra gli spezzoni dei centri sociali, dei sindacati, dei presidi permanenti. Gente diversa arrabbiata con chi ha votato e da cui è stata in qualche modo tradita, anche se molti lo sapevano. Lo spezzone studentesco era piccolo e caleidoscopico. Noi, liberi e ingenui, con le nostre magliette, quelli del coordinamento, i ragazzi delle superiori. No sto qui a continuare l’elenco.
È difficile per me scrivere ora che le immagini sono ancora indefinite, prive di linguaggio. Eppure devo cominciare a farlo. Quando i 20 o 50 più arrabbiati e più soli, approfittando di un difetto di organizzazione (e di pensiero), hanno attaccato lo spettacolo dei lanci, poteva finire tutto. Ma c’erano i ragazzi che hanno provato a mettersi in mezzo con le mani alzate e una donna che gli scopriva i volti. Allora non è finito tutto, ma le cose che possono cominciare sono tante e non tutte belle.
La cosa era partita male, coi vari capi e capetti che cercavano di aggiustarsela al meglio perché andasse dove loro volevano. Qualcuno schifato ha abbandonato, ma non è forse anche questo un modo di usare la rabbia di altri a proprio vantaggio?
Manca l’immagine di una donna. Una donna vestita di rosso e che sorride, tendendo la mano ai sani tra quegli ottantamila e agli altri. Che sappia condurli fuori dalla rabbia verso la vita.
I Cannavò, i Bernocchi, i Turigliatto, i Ferrando... sono solo uomini di passaggio e anche di scarso carisma. L’immagine di una politica che ha perso la sua maschera di donna fascinosa. Ci siamo liberati dei vecchi cavalcatori del movimento. Liberiamoci di tutti gli altri.
La cosa era partita male, coi vari capi e capetti che cercavano di aggiustarsela al meglio perché andasse dove loro volevano. Qualcuno schifato ha abbandonato, ma non è forse anche questo un modo di usare la rabbia di altri a proprio vantaggio?
Manca l’immagine di una donna. Una donna vestita di rosso e che sorride, tendendo la mano ai sani tra quegli ottantamila e agli altri. Che sappia condurli fuori dalla rabbia verso la vita.
I Cannavò, i Bernocchi, i Turigliatto, i Ferrando... sono solo uomini di passaggio e anche di scarso carisma. L’immagine di una politica che ha perso la sua maschera di donna fascinosa. Ci siamo liberati dei vecchi cavalcatori del movimento. Liberiamoci di tutti gli altri.
Alle 21 di venerdì sera il piazzale della stazione Tiburtina era già invaso da uno strano popolo variegato. Ragazzi e ragazze in piedi o accovacciati a terra o appollaiati sugli spartitraffico. Non solo ragazzi e ragazze. Una fila composta alla cassa dell’unico bar. Movimenti di marea dall’esterno verso l’interno e viceversa. Rasta dai vestiti cadenti, fricchettoni, redskin, i romanacci del 32 e quelli ben vestiti e ben pettinati dell’Esc insieme a altra gente, quelli con la scritta Rifondazione in fronte e quelli all’apparenza normali, anche un carosello di biciclette che si faceva strada suonando i campanelli. Un bestiario molto assortito. Erano quelli che partivano per Vicenza. Appena arrivato mi sono rifugiato tra i ragazzi del collettivo. Qualche battuta ed una birra mi avrebbero tolto di dosso l’agitazione, pensavo. C’erano tutti i presupposti perché scoppiasse il casino. La partenza rinviata di un’ora. Arriva la voce che il treno si sta riempiendo. Il treno è già pieno. Più di mille persone tra le peggio assortite dell’universo dovevano partire con quel treno. Non si può fantasticare di nessuna società migliore se non si riesce a gestire la partenza di un treno. E invece tutto fila liscio. La gente è stipata a dieci per scompartimento, qualcuno ha dovuto prendere un altro treno. Dalle porte si vedono penzolare i piedi di chi si è appollaiato nell’intercapedine tra i portabagagli e il soffitto, qualcuno passa con un apribottiglie ad aprire i letti. Il treno resta fermo, la gente riempie i corridoi. C’erano tutti i presupposti perché scoppiasse il casino, invece la gente chiede scusa e sorride. Non c’era nessun motivo per cui qualcuno non dovesse menare le mani su quel treno e invece il treno è partito, si va a Vicenza. Più che un treno sembrava un girone dantesco. Qualsiasi azione che avesse in qualche modo impedito la partenza di quel treno sarebbe stato un atto di immensa violenza, una delusione, una sconfitta, invece tutto è filato liscio. Qualcuno direbbe che ha prevalso la ragione, io sono convinto dell’esatto contrario.Il treno prosegue e tra i vagoni la gente parla, sorride, beve, fuma, si diverte. C’è anche qualcuno che si addormenta, come me, nelle posizioni più strane in un incastro di corpi senza soluzione di continuità.
Il corteo stenta a prendere forma. La gente è tanta, più del previsto e continua ad arrivare. Torna l’agitazione, l’apprensione, la ragione. Parlando con un compagno ci diciamo che se il corteo si spezza e i cattivi rimangono isolati ci saranno le cariche. Era a questo che puntavano le dichiarazioni dei giorni precedenti, no? A terrorizzare la gente, a farla desistere dall’affermare la propria contrarietà alla militarizzazione di un territorio e alla guerra. Ma Vicenza già aveva parlato. Le signore del
conto che non esistono spezzoni. Che il corteo è un unico corpo variopinto e multiforme. Vecchi e bambini diffondono lungo tutto il corteo annullando ogni separazione fra le varie identità presenti. Di nuovo c’erano tutti i presupposti perché scoppiasse il casino e invece è filato tutto liscio. Nessun servizio d’ordine ha dovuto tener a bada nessuno. Di nuovo qualcuno potrebbe dire che ha prevalso la ragione e di nuovo io sarei d’avviso contrario. Una fiumana di mille colori che abbraccia la città, una città nuova che per qualche ora annulla la base e la guerra. Il resto è festa e colori.
