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venerdì 15 giugno 2007

Ancora sul 9 giugno...

All'assemblea del collettivo ieri siamo tornati a ragionare sulla manifestazione del 9. Non posso farci niente: adoro i ragazzi del collettivo. La discussione è stata veramente molto interessante. Siamo finiti a parlare del rapporto tra individui, autorganizzazione e strutture politiche. Penso che questo sia, in questo momento, il nocciolo della questione. Di chi è la colpa se le assemblee nazionali di movimento sono disertate dai non-militanti? Di chi è la colpa se le manifestazioni, pur raccogliendo discreti successi numerici, restano minoritarie? Come si esce da questa situazione? Possiamo parlare di colpa, o sarebbe meglio parlare di responsabilità?

Uno dei ragazzi al collettivo ha detto una cosa interessante riguardo alle strutture politiche e al loro atteggiamento: "Non ho bisogno di padri."

La mia opinione al riguardo, al momento, è ben definita. La politica, coi suoi simboli, i suoi metodi e la sua ritualità mutuata dalla religione, non permette nessuna via di uscita. Ma come individuare un'altra strada allora e non in via del tutto teorica?

Queste domande hanno bisogno di teste libere e disposte al pensiero.


lunedì 11 giugno 2007

La rabbia e la politica

Il 9 giugno è passato, ma non hanno ancora sedimentato le immagini, almeno per quanto riguarda me. Ci sono stati tanti giorni prima. Il 18 maggio, con l’assemblea generale, altre giornate di discussioni fugaci, il 4 giugno con l’assemblea per lo spezzone studentesco e il 7 con l’assemblea cittadina lanciata da SR. Infine, è arrivata la manifestazione con gli 80000 ed è passata più in fretta degli altri giorni.
L’unità dice che era un corteo di arrabbiati, soli e con molti leader politici pronti a scaraventarli verso altri leader politici. Forse è così. Tante le sigle e siglette della sinistra dura e vecchia, ma facevano la coda del corteo e della storia. Tante le facce che si distinguevano tra gli spezzoni dei centri sociali, dei sindacati, dei presidi permanenti. Gente diversa arrabbiata con chi ha votato e da cui è stata in qualche modo tradita, anche se molti lo sapevano. Lo spezzone studentesco era piccolo e caleidoscopico. Noi, liberi e ingenui, con le nostre magliette, quelli del coordinamento, i ragazzi delle superiori. No sto qui a continuare l’elenco.
È difficile per me scrivere ora che le immagini sono ancora indefinite, prive di linguaggio. Eppure devo cominciare a farlo. Quando i 20 o 50 più arrabbiati e più soli, approfittando di un difetto di organizzazione (e di pensiero), hanno attaccato lo spettacolo dei lanci, poteva finire tutto. Ma c’erano i ragazzi che hanno provato a mettersi in mezzo con le mani alzate e una donna che gli scopriva i volti. Allora non è finito tutto, ma le cose che possono cominciare sono tante e non tutte belle.
La cosa era partita male, coi vari capi e capetti che cercavano di aggiustarsela al meglio perché andasse dove loro volevano. Qualcuno schifato ha abbandonato, ma non è forse anche questo un modo di usare la rabbia di altri a proprio vantaggio?
Manca l’immagine di una donna. Una donna vestita di rosso e che sorride, tendendo la mano ai sani tra quegli ottantamila e agli altri. Che sappia condurli fuori dalla rabbia verso la vita.
I Cannavò, i Bernocchi, i Turigliatto, i Ferrando... sono solo uomini di passaggio e anche di scarso carisma. L’immagine di una politica che ha perso la sua maschera di donna fascinosa. Ci siamo liberati dei vecchi cavalcatori del movimento. Liberiamoci di tutti gli altri.

lunedì 2 aprile 2007

ASSASSINI (Contestazione a Bertinotti)

Un'immagine. Quella di Bertinotti che scende dalla sua macchina e si avvia a salire le scale della facoltà di lettere. Partono i cori e gli slogan. Qualcuno gli si avvicina e gli da un volantino, ma non gli da la mano. Bertinotti che entra in facoltà sormontato da facce urlanti e striscioni. Lo seguono. Entra in un'aula e lì, l'applauso. Le porte si chiudono. Chi non è dentro è fuori.

Quelli fuori un pezzo del movimento che vorrebbe rappresentare. Un pezzo della gente che non capisce e non vuole capire.

Quelli dentro un pezzo del macigno che ci soffoca e a cui resistiamo. Ciellini. Quelli contro l'aborto, quelli contro i dico, quelli contro l'evoluzionismo…quelli contro l'uomo.

Chi sono i violenti?

Non è l'immagine di un politico in difficoltà. E' l'immagine della crisi della politica. E' la realtà-verità della politica. Un'immagine che nega. Annulla. Un'immagine che urla più forte di noi studenti che urlavamo per non stare in silenzio. Studenti che rischiano di rimanere uccisi dalla non violenza che fa la guerra, come altri sono stati uccisi 30 anni fa.