Appena rientrato da Genova.
La stanza è fresca ed aiuta a raccogliere sensazioni ed umori per trasformali in pensiero verbale, ma forse è troppo presto. Non c'ero a Genova nel 2001. Ero altrove, con gli occhi che vedevano e negavano. Scrivo e solo scrivendo inizio ad afferrare il senso di quello che provo. Non è stato quello che mi aspettavo. Mi aspettavo sensazioni molto più dirette, nodi allo stomaco, lacrime agli occhi. Niente di tutto questo, complice la bella atmosfera distesa, la buona compagnia e le focacce genovesi. Forse questa separazione è veramente reale oggi, non lo so, ma sono felice. E in quel corteo, dalla coda alla testa, pur nelle differenze, mi sentivo a casa. L'ho percorso tutto con compagni di strada variabili e restando qui e là ad osservare un gruppo di persone, ad ascoltare una banda, a parlare con qualche compagno.
E ora penso a questi che erano nel corteo. Ai tanti di loro che a Genova nel 2001 c'erano. Alle facce di alcuni di loro quando siamo scesi dal treno al primo urlo "Carlo è vivo...". Agli occhi e alle due parole di uno di loro quando, svoltato l'angolo, si è aperta la piazza con i camion, le bandiere e il mare dietro: i suoi ricordi. E poi? "Gioa di vivere ragazzi" ha detto uno e questo è stato.
Certo, è solo uno slogan. Per le strade di Genova sei anni fa è morto veramente qualcosa che adesso non c'è più, non solo Carlo. Eppure la rabbia non si è trasformata in cieca violenza, non ieri. Certo, eravamo in molti di meno. Molti non ci sono più tornati per strada, molte di quelle esperienze sono fallite, troppo presto, eppure il corteo di ieri qualche risposta la data: non in termini politici, ma di vita.
Per quanto riguarda me, questo viaggio a Genova è stato solo un viaggio a Genova. Un punto d'arrivo e un punto da cui ripartire.
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domenica 18 novembre 2007
lunedì 2 aprile 2007
ASSASSINI (Contestazione a Bertinotti)
Un'immagine. Quella di Bertinotti che scende dalla sua macchina e si avvia a salire le scale della facoltà di lettere. Partono i cori e gli slogan. Qualcuno gli si avvicina e gli da un volantino, ma non gli da la mano. Bertinotti che entra in facoltà sormontato da facce urlanti e striscioni. Lo seguono. Entra in un'aula e lì, l'applauso. Le porte si chiudono. Chi non è dentro è fuori.
Quelli fuori un pezzo del movimento che vorrebbe rappresentare. Un pezzo della gente che non capisce e non vuole capire.
Quelli dentro un pezzo del macigno che ci soffoca e a cui resistiamo. Ciellini. Quelli contro l'aborto, quelli contro i dico, quelli contro l'evoluzionismo…quelli contro l'uomo.
Chi sono i violenti?
Non è l'immagine di un politico in difficoltà. E' l'immagine della crisi della politica. E' la realtà-verità della politica. Un'immagine che nega. Annulla. Un'immagine che urla più forte di noi studenti che urlavamo per non stare in silenzio. Studenti che rischiano di rimanere uccisi dalla non violenza che fa la guerra, come altri sono stati uccisi 30 anni fa.
Quelli fuori un pezzo del movimento che vorrebbe rappresentare. Un pezzo della gente che non capisce e non vuole capire.
Quelli dentro un pezzo del macigno che ci soffoca e a cui resistiamo. Ciellini. Quelli contro l'aborto, quelli contro i dico, quelli contro l'evoluzionismo…quelli contro l'uomo.
Chi sono i violenti?
Non è l'immagine di un politico in difficoltà. E' l'immagine della crisi della politica. E' la realtà-verità della politica. Un'immagine che nega. Annulla. Un'immagine che urla più forte di noi studenti che urlavamo per non stare in silenzio. Studenti che rischiano di rimanere uccisi dalla non violenza che fa la guerra, come altri sono stati uccisi 30 anni fa.
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